Introduzione.

La Puglia, come gran parte dell’Italia, è sempre stata oggetto di grandi invasioni e conquiste da parte di altri. Ma, forse, è proprio da qui che dobbiamo partire per comprendere al meglio la forza, la tenacia, l’orgoglio, e perché no, a volte, l’indolenza di questa straordinaria terra. Le influenze dei vari popoli invasori che, nel tempo, si sono succeduti, hanno lasciato una traccia indelebile nel “dna” di questa comunità.

Se vorrete seguirci nella ricostruzione storica degli accadimenti che hanno interessato questa antica e, a tratti, leggendaria, Terra, certamente riuscirete a comprendere meglio ciò che è stato fatto in questo lunghissimo contesto storico, ma soprattutto ciò che ci riserviamo ancora di fare negli anni a venire.

Buona lettura!!

PUGLIA

Origini e Cenni Storici

Il nome Puglia deriva dal latino Apulia, derivato a sua volta da quello del popolo degli Apuli (Dauni e Pecezi) che abitavano il centro-nord dell’attuale regione. La parte meridionale, ovvero la Penisola Salentina, era invece abitata dai Messapi e dai Salentini ed era chiamata Calabria, nome poi passato, per una curiosa trasposizione, all’altra penisola dell’Italia meridionale.

Il nome Apulia fu poi dimenticato e ricomparve nel 1043 allorché i Normanni fondarono la Contea di Puglia. Successivamente, fino all’Unità d’Italia, il nome Puglia si perse nuovamente e la regione assunse tre denominazioni: Capitanata, Terra di Bari e Terra di Otranto.

Con l’Unità d’Italia il nome Puglia tornerà d’uso corrente e verrà definitivamente sancito dalla Costituzione Repubblicana nel 1947.

I graffiti presenti in numerose grotte testimoniano la presenza di genti stabilmente stanziate fin dal paleolitico superiore.

Anche il periodo neolitico ha lasciato imponenti testimonianze artistiche, alle quali se ne sovrappongono altre nell’età del bronzo, più evolute, dovute all’arrivo dal mare di popoli portatori di nuove forme di civiltà.

La posizione della Puglia all’estremo lembo sud-orientale della penisola italiana, la particolare lunghezza delle coste e la mancanza di rilievi importanti hanno sempre favorito, dalle più lontane età, le immigrazioni di popoli provenienti dalla penisola balcanica e dalle isole Egee. Gli antichi popoli che abitavano il territorio, probabilmente di origine illirica e di ceppo indoeuropeo (Dauni, Peucezi, Pedicoli, Messapi, Salentini) furono chiamati Japigi dai Greci.

La colonizzazione greca si sviluppò in diverse fasi a partire dal XIX secolo a.C. e fu formata inizialmente da popolazioni egee; ma fu nell’VIII secolo a.C. che avvennero le più note immigrazioni di popolazioni provenienti da Sparta e dalla Laconia, le quali fondarono Gallipoli, Taranto e Otranto. Nonostante la superiore civiltà ellenica e la grande potenza che assunse Taranto, divenuta nei secoli successivi la più importante città della Magna Grecia, gli Japigi opposero una tenace e irriducibile resistenza.

Questo orgoglioso popolo di pastori, agricoltori e allevatori di cavalli difese con successo, e con geloso spirito d’indipendenza, gli aspetti più caratteristici della propria cultura dal tentativo di assimilazione dei Greci, cosa che non riuscì loro quando nella regione si affacciò la potenza romana.

Dal 304 a.C. in poi i Romani portarono avanti con successo quel processo di unificazione culturale e civile di stirpi diverse, che non era riuscito ai Greci, attraverso anche la costruzione di strade (Appia e Traiana) e la fondazione di numerose colonie.

Nei primi secoli dell’Impero la regione divenne un territorio centrale del mondo romano e le sue città acquistarono grande importanza economica, civile e demografica, godendo i vantaggi dell’ordine, della buona amministrazione e della sicurezza civile (Pax romana).

Nella divisione Augustea dell’Italia la II Regio aveva il nome di “Apulia et Calabria” e fotografava la divisione etnico-culturale-linguistica in due della regione, caratteri di distinzione che sono riconoscibili anche ai giorni nostri.

Dopo la caduta dell’Impero di Occidente (476) le prime invasioni barbariche di Eruli e Goti non portarono in Puglia cambiamenti rilevanti, mentre la guerra bizantino-gotica (535-553) causò grandi devastazioni e un rilevante crollo demografico.

La pace raggiunta dopo la vittoria bizantina fu di nuovo interrotta dopo alcuni decenni dall’arrivo dei Longobardi, che occuparono gradualmente tutta la regione, esclusa l’estrema parte meridionale, chiamata allora Calabria, che restò bizantina.

Durante il IX secolo i Mussulmani, che dall’827 avevano iniziato la conquista della Sicilia, occuparono per alcuni decenni quasi tutta la regione e stabilirono a Bari un emirato.

Dopo la cacciata dei Mussulmani, la Daunia tornò ai Longobardi ed il resto del territorio ai Bizantini che nei due secoli successivi, grazie ad una regolare amministrazione, a nuovi rapporti commerciali con l’oriente e allo sviluppo dell’agricoltura, favorirono un periodo di buon sviluppo economico ed una nuova espansione demografica.

E’ in questo periodo che si verifica una straordinaria fioritura di comunità etniche di origine ebraica, greca ed orientale, e soprattutto in terra d’Otranto si assistette ad una vera e propria colonizzazione greca, le cui tracce sono riscontrabili ancora oggi in numerose residue comunità di lingua greca.

La regione divenne punto d’incontro e di scontro di due mondi, l’occidentale romano-germanico e l’orientale bizantino, portatori di diverse esperienze culturali, artistiche e religiose.

Vi fu una grande diffusione di monasteri Benedettini e di clero latino, protetto dai Pontefici romani, nonché di Monaci Basiliani e di clero di rito greco, protetti da Bisanzio.

Dopo il 1000, i Normanni, con una serie di fortunate battaglie, sconfissero i Bizantini, divennero vassalli della Chiesa di Roma ed istituirono la Contea di Puglia, di cui Melfi ne era la Capitale.

 Vennero incrementati i rapporti ed i traffici con Amalfi, Venezia, Ragusa, Ancona e l’Oriente e fu ribadita la funzione di punto di passaggio obbligato verso l’Asia con il transito della prima Crociata, che portò considerevoli vantaggi economici.

Nel periodo normanno la Puglia godette di un notevole sviluppo culturale, per gli influssi arabo-siculi, ed artistico, per la fioritura delle stupende cattedrali romaniche che ancora oggi costituiscono vanto ed attrattiva della regione.

Dopo il 1194 l’imperatore germanico Enrico VI di Svevia vinse la resistenza normanna e impose le sue pretese alla successione al Regno di Sicilia.

Dopo di lui fu la volta di Federico II (prima metà del XIII secolo), con il quale la regione conobbe uno dei periodi più luminosi della sua storia per lo sviluppo civile, artistico e culturale.

Federico confezionò il modello feudale introdotto dai Normanni, protesse i ceti medi e rurali dalla rapace nobiltà, assicurò la pace interna con una severa amministrazione, fondò e restaurò città, istituì fiere e mercati, favorì la costruzione di chiese, cattedrali, castelli e palazzi civili come l’imponente Palazzo Reale di Foggia che fu sua residenza per circa trent’anni. Il figlio Manfredi continuò la politica del padre, sedò una ribellione di numerose città appoggiate dal Papato, ma dovette soccombere ad altri alleati del Papa, gli Angioini di Francia.

Il periodo di dominazione Angioina sarà l’inizio di un plurisecolare processo di decadenza economica, civile e culturale. Gli Angioini trasferirono il baricentro degli interessi dall’Adriatico al Tirreno, accentrando la corte nella nuova capitale Napoli.

Cominciarono le vessazioni verso i sudditi da parte di una nobiltà non più tenuta a freno, le continue guerre con gli Aragonesi impoverirono l’agricoltura, mentre il commercio del grano, dell’olio e della lana furono monopolizzati da Fiorentini, Genovesi e Veneziani, grandi finanziatori della Casa Reale.

La situazione si aggravò con la dinastia Aragonese (dal 1442) che vendette molti Comuni ai feudatari aumentandone così il potere; la fame di tributi aggravò la situazione economica, il ruolo naturale di ponte verso l’Oriente fu trascurato ed abbandonato anche per le continue scorrerie turche con le città costiere, che poi furono in gran parte cedute ai Veneziani in cambio di ingenti prestiti.

Dopo il 1500, con il dominio dei Viceré spagnoli, la situazione si aggravò ancora: la regione fu trasformata in un grande baluardo militare in funzione antiturca con conseguenze deleterie per la vita commerciale, mentre il fiscalismo vessatorio spagnolo uccise l’agricoltura, rendendo investimenti e migliorie antieconomici, tant’è che tutto il Tavoliere fu abbandonato alla pastorizia. Aumentò a dismisura la “manomorta” ecclesiastica, che gli Svevi avevano combattuto, mentre i feudatari, sempre meno controllati, tiranneggiavano gli abitanti vanificando ogni aspettativa di giustizia.

Agli inizi del XVIII secolo, salirono al trono di Napoli i Borboni. Ciò costituì un fatto positivo rispetto al Vice-regno spagnolo, perché il Re era a maggior contatto con i bisogni dei sudditi e consumava sul posto le entrale fiscali.

Un iniziale programma di riforme, che vide tentativi di modernizzazione dell’economia, non riuscì a modificare la struttura della società meridionale, infatti più della metà dei Comuni rimasero infeudati.

Alla fine del secolo si ebbe l’effimera esperienza della Repubblica Partenopea, cui seguì la repressione sanfedista del Cardinale Ruffo ed il decennio di dominazione con l’ascesa al trono di Napoli, nel 1806, di Giuseppe Bonaparte. I Francesi introdussero numerose riforme, quali l’abolizione della vecchia feudalità, la cessione delle proprietà della “manomorta” ecclesiastica, il Tavoliere fu frazionato ed abolita la “dogana delle pecore”.

La brevità del governo francese non incise in profondità, anche per le resistenze incontrate nei nobili, nei latifondisti, nel clero e nelle plebi ignoranti, mentre sanfedisti e briganti continuarono ad imperversare nelle campagne. Le idee lasciate dai Francesi, tuttavia, non si spensero del tutto e numerose associazioni segrete fra cui la Carboneria operarono attivamente nel successivo periodo di restaurazione e di repressione borbonica, dando vita ai moti rivoluzionari del 1820 e del 1848.

Dopo lo sbarco dei Mille in Sicilia si aprirono in Puglia numerosi centri di reclutamento garibaldino. Foggia si sollevò nell’agosto del 1860 ed il plebiscito, nell’ottobre dello stesso anno, unì la Regione al nuovo Stato Italiano.

Con l’Unità d’Italia finì un lunghissimo periodo di dominazioni straniere, tra guerre, occupazioni e rivolte. Ma anche i primi tempi del nuovo Regno non furono tranquilli. Il gravissimo fenomeno del brigantaggio, spesso reazione scomposta di classi sociali abbrutite, fu visto come fenomeno di delinquenza comune e risolto con la repressione militare. Malgrado ciò, iniziò un periodo di rinascita: furono aperte nuove strade, bonificate le zone malariche, modificarono il regime giuridico del Tavoliere, sorsero e si ingrossarono i caratteristici popolosi centri rurali pugliesi.

Grazie alle rimesse di centinaia di migliaia di emigranti, un flusso di denaro fresco rivitalizzò l’economia agraria, favorita dall’allargamento dei mercati e dalla costruzione delle ferrovie. Nel 1904 Cerignola aveva le più grandi cantine d’Europa, Bitonto era uno dei più importanti centri oleari ed il Salento esportava uve e vini in tutto il mondo.

Il progresso continuò anche fra le due guerre con la fondazione dell’Università di Bari, l’apertura della Fiera del Levante, nel tentativo di risvegliare l’antica vocazione di rapporti con l’Oriente, e la costruzione del colossale acquedotto pugliese. Dopo l’ultima guerra riprende lentamente il processo di sviluppo: la piaga dell’analfabetismo viene quasi completamente debellata; sorgono, per iniziativa pubblica, imponenti complessi industriali fra i più importanti d’Italia, mentre in agricoltura la lottizzazione di terre, l’irrigazione e le bonifiche portano a notevolissimi incrementi produttivi, ponendo la Regione ai primissimi posti in Italia per la produzione di vino, olio, mandorle, uva da tavola, pomodori e grano duro. La costruzione di strade e autostrade, infine, agevolerà le comunicazioni ed il turismo.

Attualmente, questa Regione vive un imponente sviluppo.