Gioia del Colle è situata in Puglia, nel Sud Italia, a 360 m. sul livello del mare, ed è al centro della Murgia Barese, tra il Mar Adriatico ed il Mar Jonio.

Le Murge occupano la zona compresa tra il corso dell’Ofanto e l’Istmo messapico, formata da agglomerati di rocce calcaree mesozoiche, le quali precipitano rapidamente verso la cosiddetta Fossa Bradanica in territorio lucano, mentre ad est degradano dolcemente a terrazze, d’origine tettonica, verso la costa adriatica.

Le Murge (murgia significa roccia-pietra) presentano modeste altezze, massimo 686 m. s.l.m., con sommità erose, vive, aspre e brulle.

La cittadina nasce intorno ad un castello di origini bizantine che fu ricostruito dal normanno Riccardo Siniscalco, per poi essere distrutto da Guglielmo I di Sicilia detto “il Malo” e rifondato nel 1230 da Federico II di Svevia al ritorno dalla Crociata. Si ritiene che il castello fosse una residenza in cui sostava durante le sue battute di caccia.

La coltivazione della vite e la produzione del vino nel territorio di Gioia del Colle erano già attive tra l’VIII ed il III sec. a.C. (Peucezia), come testimoniano i numerosi ritrovamenti di contenitori destinati a contenere vino nella zona archeologica di Monte Sannace, il più grande abitato peucetico noto a pochi chilometri da Gioia del Colle (alcuni reperti si possono ammirare nel museo archeologico sito all’interno del castello).

Fu, però, solo sul finire del 1700 che il sacerdote primicerio Don Filippo Francesco Indellicati selezionò un vitigno a maturazione precoce che chiamerà, proprio per questo motivo, “PrimAtivo” e che pianterà a Liponti, in Contrada Terzi di Gioia del Colle. Nonostante fu, dunque, proprio a Gioia del Colle che si realizzarono le condizioni più favorevoli per la coltivazione di questo generoso vitigno a potatura corta, denominato appunto “alberello pugliese”, esso divenne ben presto oggetto di coltivazione intensiva su una area molto più vasta dei territori pugliesi dove si diffuse ad opera degli stessi monaci Benedettini. E solo successivamente, sul finire del 1800, un secolo più tardi, venne introdotto anche in provincia di Taranto.

Nella cultura enologica il termine “Primitivo” evoca il tavoliere delle Puglie e rappresenta “il” vino di Puglia per antonomasia.

Il Primitivo di Gioia del Colle, divenuto D.O.C. nel 1987 (D.P.R. 11/5/1987), viene, oggi, prodotto in sedici comuni della provincia di Bari (Gioia del Colle, Santeramo in Colle, Acquaviva delle Fonti, Turi, Cassano delle Murge, etc.) e deve essere ottenuto per il 100% da uve primitivo, con rese di 80 quintali per ettaro. La caratteristica principale del vitigno primitivo continua ad essere quella che, sebbene germogli con notevole ritardo rispetto ad altri vitigni, riesce a portare a compimento il proprio ciclo vegetativo in un tempo relativamente breve (la maturazione avviene tra la fine di Agosto e gli inizi di Settembre).

La combinazione di entrambe le caratteristiche spiega la rapida diffusione del Primitivo in tutta la zona collinare denominata “Murgia”, e non solo, dunque, per la sua maturazione precoce. Infatti, l’umidità, da una parte, e la temperatura primaverile, dall’altra, concorrono ad originare frequenti gelate, che danneggerebbero altri vitigni a germogliamento precoce. Germogliando con notevole ritardo, il Primitivo, invece, può evitare i danni derivanti dal sopraggiungere di tali nefasti eventi atmosferici. Siamo su un terreno collinare, tipicamente murgiano: argilloso, calcareo a medio impasto, dalla natura rocciosa (roccia carsica, a tratti affiorante)  e ricca di minerali. Le terre rosse miste a rocce calcaree e silicee sono presenti in strati sottili su imponenti banchi monolitici ricchi di fossili marini che ne testimoniano le origini.

L’amore per la propria terra, e in special modo per la vite, ha reso fiorente l’economia agricola pugliese e ha reso questa regione la più viticola d’Italia.