C’era un tempo in cui la terra di Bari era attraversata da corsi d’acqua. Fiumi, nella maggior parte dei casi torrenti, che scendevano dalle Murge e s’insinuavano tra i rilievi spigolosi e le pianure vellutate del territorio di Bari (città che però allora non esisteva ancora), per giungere infine al mare e disperdersi nelle sue acque. Parliamo di un periodo che va dai 2 ai 5 milioni di anni fa. Con il tempo quei fiumi, per vari fenomeni geologici, si sono prosciugati, ma il loro letto è rimasto: solchi di diversa lunghezza e larghezza costituiti da terreni sabbiosi e terrosi, a fondo generalmente piatto e con pareti piuttosto lievi che oggi chiamiamo Lame.

«A Bari – dice lo storico Sergio Chiaffarata – sono presenti nove lame. Si estendono nel territorio di Bari e provincia e capita, quindi, che cambino nome a seconda della zona, ma, fondamentalmente sono queste: Lama BaliceLama Lamasinata, Lama Villa Lamberti, Lama Picone, Lama Fitta, Lama Valenzano, Lama S. Marco, Lama San Giorgio e Lama Giotta».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Abbiamo ricostruito la loro storia, da quando erano fiumi e torrenti ai giorni nostri, attraverso l’analisi generale delle loro specifiche zone d’ influenza (vedi foto galleria).

Lama Balice È la lama più a Nord di Bari. È quello che rimane dell’antico torrente Tiflis che arrivava dalla zona di Ruvo di Puglia, passava per Bitonto, lambiva l’area dell’attuale aeroporto di Bari  e scaricava le acque nei pressi di Fesca.

Lama Lamasinata– Anche detta “de Senape”. Un tempo ospitava il torrente Gambetta che seguiva più o meno il percorso dell’ attuale S.S. 96. Scorreva tra Palo del Colle e Bitetto passando per Bitritto e solcando i terreni dietro Modugno. Poi arrivava nei pressi di San Francesco, scaricando le acque nell’attuale Pineta, poi nell’omonima spiaggia. Tra gli anni 20 e 30 del 1900, in epoca fascista, fu bonificata la Pineta e furono fatti i lavori per la costruzione del canale deviatore, il cosiddetto “Canalone”, che è ancora visibile e che rappresenta la parte finale dello scarico delle acque a mare.

Lama Villa Lamberti– Deriva da un piccolo torrente ed è quasi un affluente di un’altra lama, Lama Picone. Prende il nome dalla villa settecentesca che si erge nei pressi dello Stadio San Nicola. Il fiumiciattolo partiva un po’ dopo Bitritto, bagnava Villa Lamberti, proseguiva verso Santa Fara, si univa con il torrente Picone e, insieme, scaricavano le acque in quello che viene chiamato, a seconda del periodo storico, lago, palude o slargo di Marisabella.

Lama Picone– È la più grande lama di Bari. Chiaffarata la definisce «il vero fiume di Bari» e poi spiega: «Anticamente era un vero e proprio fiume. E dalla presenza del fiume Picone deriva, al 90 per cento, proprio il nome di Bari da Var uguale “acqua”, “fiume”, poi trasformatosi in Bar e, infine in Bari. In epoca peuceta, quindi prima ancora dei Romani, probabilmente, era un corso d’acqua addirittura navigabile in alcuni tratti».

Portava le sue acque da Cassano e da Sannicandro nel nostro territorio ( Loseto – Ceglie – Carbonara ). In questa lama confluivano due torrenti nei pressi di Ceglie, dove iniziava un unico letto torrentizio. Proseguiva poi, scendendo nel quartiere Picone-Poggiofranco e attraversando via Manzoni. Da lì sfociava verso il porto nello slargo di Marisabella, insieme a Lama Villa Lamberti.

Lama Fitta – La lama di Carbonara. L’antico torrente da cui deriva, seguiva per un tratto il corso di Lama Picone, dal lato opposto però. E allora Ceglie e Loseto dovevano sembrare una specie di “Mesopotamia”, una porzione di territorio tra due fiumi. Poi scendeva tra quelle che oggi sono corso Alcide de Gasperi e via Fanelli, per raggiungere il mare presso l’odierna spiaggia di Pane e Pomodoro. Sergio Chiaffarata sottolinea: «Lama Fitta è molto importante, soprattutto dal punto di vista storico-archeologico a causa dei numerosi insediamenti rupestri rinvenuti lungo il suo corso, ma non esiste quasi più. Fu costruito, infatti, una sorta di canale deviatore anche qui, anche se molto più corto, che portava le acque in Lama Valenzano: raccoglieva altre acque, e le scaricava attraverso un piccolo “canalone” a Japigia. E’ possibile però notare ancora oggi degli avvallamenti che provano che lì un tempo passava la lama» .

Lama Valenzano – Il torrente da cui deriva nasceva a Valenzano, percorreva quella che oggi è via Fanelli, giungeva fino a Mungivacca e sfociava nel mare attraverso il “canalone” di Japigia.

Lama San Marco– Il piccolo corso d’acqua a cui deve la sua origine, prende il nome dalla chiesetta di San Marco, a Japigia, che oggi si trova tra l’Ipercoop e il Polivalente. Rappresenta un importante collegamento tra Lama Fitta e Lama Valenzano.

Lama San Giorgio – Il piccolo fiume era lungo oltre 40 km. Dalle pendici di Monte Sannace in agro di Gioia del Colle, si spingeva nel territorio di Sammichele di Bari, dove assumeva il toponimo di Lama Diumo. Di qui entrava a Casamassima (prendendo il nome di Lama del Bosco Regio) per poi penetrare nel territorio di Rutigliano (con il nome di Vallone Guidotti, Lamone o gravina dell’Annunziata per via della chiesa rurale che la sovrasta). Solo dopo aver attraversato Rutigliano, passava nel territorio di Noicattaro e si dirigeva verso Triggiano. Infine sfociava nel mare a San Giorgio (da qui il suo nome definitivo), proprio dove si trova oggi un camping.

Lama Giotta – Ha origine nel territorio di Turi, attraversa i territori di Rutigliano e Noicattaro, sfociando a Torre a Mare, nei pressi di quello che ora è Parchitello. «Ancora oggi – dice Chiaffarata – possiamo considerare la discesa alle spalle della piazzetta di Torre Pelosa, a Torre a Mare, come il segno del passaggio del fiume che le ha dato origine».

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