Nel nostro percorso siamo arrivati ad approfondire l’ultimo elemento importante della piramide alimentare situato proprio alla sommità, tra gli alimenti da consumare in piccole quantità:

“Il vino”.

E’ un prodotto tradizionale dei paesi mediterranei che fino a pochi decenni fa era considerato, dopo l’acqua, la bevanda per eccellenza. Oggi, il settore del vino ha una importanza economica strategica, con oltre 500.000 addetti e 10 miliardi di euro di fatturato. C’è chi ipotizza che il mondo del vino, con il suo indotto, abbia un valore economico che si avvicinerebbe al 10% del PIL nazionale.

Questa premessa è fondamentale per ragionare sulle proprietà benefiche del vino, perché come si sa quando gli interessi economici sono forti, altrettanto decisi sono gli interventi a sostegno delle ipotesi che possono favorirne il consumo.

Il caso del vino non fa eccezione, anzi è forse quello più emblematico.

Le proprietà benefiche del vino: un po’ di storia

Il vino fu considerato non solo una “sostanza stupefacente”, ma anche una medicina, fino agli inizi del 1900, quando si iniziarono a considerare i danni per la salute causati in generale dall’alcol, e quindi anche dal vino. Questo atteggiamento tendenzialmente negativo (che ebbe il suo culmine nel proibizionismo americano) continuò fino agli anni ’90 del secolo scorso, quando lo scienziato di Bordeaux Serge Renaud illustrò i primi risultati di uno studio epidemiologico condotto con M. De Longeril. Questi studi evidenziavano una bassa incidenza delle malattie cardiovascolari in una zona della Francia in cui la dieta era composta da una quantità molto elevata di grassi saturi. Si ipotizzò che la causa di questo fenomeno fosse da imputare a qualche sostanza contenuta nel vino rosso, molto bevuto in quelle zone. Nessuno può aver pensato ad altre, più verosimili, cause, come per esempio il fatto di vivere una vita meno stressante o essere mediamente più magri dei britannici o degli americani.

Questo fenomeno venne chiamato “paradosso francese” e divenne molto famoso negli Stati Uniti, quando venne annunciato dal programma 60 minutes in onda su una grande emittente nazionale.  A seguito di questa trasmissione le vendite di vino rosso negli Stati Uniti aumentarono del 44% rispetto agli anni precedenti.

In seguito molti altri ricercatori cercarono di confermare o smentire questa teoria, con risultati spesso contrastanti. Purtroppo, però, i produttori di vino e le stesse autorità sanitarie nazionali cavalcarono questi primi studi convincendo la gente che bere un po’ di vino ogni giorno avrebbe fatto bene alla salute, nonostante il vino contenga una delle più pericolose sostanze stupefacenti, nonché tossiche per l’organismo, e cioè l’alcol.

Sebbene anche le ricerche che riscontrarono effetti positivi del vino abbiano sempre promosso un consumo di vino molto morigerato (da mezzo bicchiere – cioè 50 ml – al giorno a due bicchieri al giorno – cioè 200 ml) è sempre passato il messaggio che “bere poco vino ai pasti fa bene”.

L’OMS contro il vino

Il realtà, a parte in Italia e in Francia e in generale nei paesi produttori, la comunità scientifica ha sempre creduto poco alla bufala del paradosso francese. L’OMS ha sempre messo in guardia la popolazione riguardo gli enormi effetti negativi dell’alcol in generale e quindi anche del vino, infinitamente più grandi rispetto agli effetti positivi.

In tutti i suoi documenti ufficiali, come per esempio nell’ultimo World Health Day 2012 o nel report Global Status Report on Alcohol 2004, l’OMS focalizza l’attenzione sui danni dell’alcol, invitando la popolazione che vuole mantenersi sana e attiva e invecchiare bene, ad evitare l’abuso di alcol “avoiding the harmful use of alcohol“. Una bella differenza rispetto alle linee guida nostrane, che al contrario non perdono occasione per dirci che in un’alimentazione sana sono addirittura indicati due bicchieri di vino al giorno!

Le ultime ricerche che smontano la bufala del vino che fa bene

Nel 2012 ci sono state due rivelazioni che hanno di fatto messo la parola fine, o hanno quantomeno messo pesantemente in discussione le (seppur poche) basi scientifiche che dimostravano i presunti effetti benefici del vino sulla salute.

La prima, riguarda gli studi sul resveratrolo, la molecola che si pensava fosse responsabile degli effetti protettivi del vino sul sistema cardiovascolare. Il padre della scoperta dei benefici del revseratrolo, Dipak Das, docente di chirurgia e direttore del Cardiovascular Research Center della University of Connecticut, ha infatti falsificato i dati delle sue ricerche, ben 145 volte, in 26 differenti articoli scientifici. Una inchiesta di 60 mila pagine ha smascherato il ricercatore, dimostrando la manipolazione dei dati degli esperimenti, talvolta in maniera davvero grossolana.

La seconda arriva dall’Italia (finalmente) ed è una ricerca condotta dallo studio Valeno presso l’Università dell’Aquila, pubblicato su Thrombosis Research. Secondo questa ricerca i benefici del vino rosso sarebbero molto limitati, e non dipenderebbero dalle sostanze antiossidanti in esso presenti, ma dall’alcol stesso che a piccolissime dosi potrebbe avere effetti positivi. Piccole dosi che, se assunte da tutta la popolazione, farebbero comunque fallire gran parte delle aziende produttrici di vino! Ed essendo l’alcol che fa(rebbe) bene, e non il vino grazie agli antiossidanti che contiene, qualunque sostanza alcolica, nelle giuste quantità, sarebbe benefica… Con tanti saluti alla possibilità di promuovere “in esclusiva” il vino.

Come consumare il vino

Il vino è un alimento come tanti, che non fa bene e non fa male se assunto nelle giuste quantità (che per il vino, sono molto piccole!) Dovrebbe essere, quindi considerato un alimento da concedersi con moderazione, cioè 200-350 ml al giorno a seconda del sesso e del peso corporeo (ovviamente una donna di 50 kg si potrà permettere una quantità di vino giornaliera vicina a 200 ml, mentre un uomo di 80 kg potrà bere molto di più avvicinandosi ai 350 ml). Stiamo parlando di 1/3 o addirittura metà bottiglia, dunque un quantitativo che, se concentrato in un solo pasto, consente tranquillamente di gustarsi appieno uno, o anche due vini diversi.

Un ottimo modo per consumare il vino è quello del conoscitore appassionato, che non si accontenta del bicchiere di vino di bassa qualità, ma è curioso e attento e cerca vini di qualità superiore. Oppure quello del bevitore occasionale. I consumatori più a rischio sono quelli che si abituano a bere vino ad ogni pasto, considerandolo una bevanda alla stregua dell’acqua. In questi casi aumentare le quantità fino a superare le dosi che non comportano rischio è molto facile. Non dimentichiamoci che la nostra cultura prevedeva di bere vino in modo sconsiderato: il consumo di vino in Italia nel 1966 era di 110 litri pro capite, mentre oggi non arriva a 50! Quel modo di considerare il vino va dimenticato, e bisogna fare spazio ad un tipo di consumo diverso.

Come dice il prof. Calabrese, presidente dell’ONAV (Associazione Nazionale Assaggiatori Vino), “si beve l’acqua e si degusta il vino”.

Liberamente tratto da un articolo di Andrea Tibaldi
letto su vocenuova.tv